Archivi categoria: Interviste

festa dell’amicizia

Eccoci anche quest’anno; è arrivato il momento di ritrovarci tutti per la nostra grande festa: domenica 11 ottobre 2015 a Villa Pallavicini! Per chi è stato a Sottocastello quest’ estate, per chi non è riuscito ad andare ma avrebbe voluto, per chi si incontra al Ponte durante l’anno, per chi lavora con passione in uno dei nostri Centri, per chi ci conosce e ci vuole bene… è arrivato il momento di rivedersi, di salutarsi, di rinsaldare il forte legame che ci unisce. Sì perché sentirsi parte della grande e variegata famiglia di Casa Santa Chiara è la consapevolezza di essere inseriti in un progetto più alto fatto di affetto, di condivisone con chi mostra segni di sofferenza ma contemporaneamente è portatore di grandi ricchezze che tanto bene fanno a chi ha la possibilità di trascorrerci del tempo insieme. Questa è la “magia” dei nostri ragazzi così speciali; questo è quello che fa sì che tante persone da tanti anni continuino, lungo il solco tracciato da Aldina, a spendere parte del proprio tempo per rendere il più sereno possibile la vita dei nostri amici. Vi aspettiamo tutti, per rivederci dopo l’estate e per caricarci in vista delle iniziative dell’anno in corso!

Antonella Lorenzetti

Famiglie a Sottocastello

E’ da diversi anni ormai che con le nostre famiglie trascorriamo parte delle vacanze a Sottocastello, tanto che ormai è diventato un appuntamento fisso, un’esperienza che si attende tutto l’anno sperando che si riesca a fare coincidere il periodo di vacanza a Casa Santa Chiara con quello di tutte le altre famiglie.
Per noi mamme infatti questo rappresenta un modo per condividere le gioie e le “fatiche” della vacanza, mentre per i nostri figli è il modo per ritrovare i propri amici “grandi” e piccoli per una vacanza all’insegna dell’amicizia e della condivisione. Tutto questo accade grazie all’aiuto insostituibile dei nostri super nonni che decidono di accompagnarci in vacanza.
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60 Anni di Sacerdozio Don Fiorenzo

Don Fiorenzo Facchini, nostro assistente spirituale, lo scorso 25 luglio ha ricordato i suoi primi 60 anni di sacerdozio. Buona parte del suo impegno pastorale è stato dedicato a Casa Santa Chiara.

Ci viene naturale domandargli:

Come e quando hai conosciuto e avvicinato l’esperienza di Casa S. Chiara?

Fu l’incontro con alcune ragazze di Casa S. Chiara in una tintoria dove mi recavo settimanalmente per un momento di riflessione spirituale a farmi conoscere la realtà di Casa S. Chiara, che allora (siamo nel 1964), accoglieva molte giovani lavoratrici in tre appartamenti di via Pescherie Vecchie. Capii che poteva essere un
“orticello” da coltivare e quando nel 1970 lasciai l’Azione Cattolica diocesana, l’impegno in Casa S. Chiara si intensificò, in accordo con il Vescovo, ed è proseguito nei servizi diocesani che successivamente
ho svolto, prima nella Caritas, poi nel campo della cultura, della scuola e dell’università.

Il contatto diretto con il mondo dell’handicap, al quale Casa S. Chiara a partire dagli anni ’70 dedicava la sua attenzione con forme nuove di intervento, è stato di grande arricchimento e mi ha aiutato anche per i diversi impegni che svolgevo in diocesi.

In tanti anni sono cambiate molte cose: qual era il rapporto di Casa S.Chiara con la Chiesa locale e quale oggi?

Casa S. Chiara ha sempre avuto una ispirazione cristiana. La provenienza di Aldina dall’A.C. e dalle ACLI era una garanzia, ma non sono mancati momenti in cui alcuni collaboratori volevano metterein discussione tale ispirazione o attenuarla. Con il tempo l’identità di Casa S. Chiara come esperienza cristiana nell’ambito della Chiesa si è meglio definita, anche in relazione agli sviluppi del volontariato cattolico e della Caritas. Casa S. Chiara si riconosce nella Chiesa locale, di cui vuole essere una espressione nell’impegno di carità e giustizia verso i fratelli che presentano disabilità.Anche il rapporto con il Vescovo è sempre stato molto vivo e i Vescovi hanno sempre dimostrato grande vicinanza e incoraggiamento.

Se dovesse oggi dare una raccomandazione a volontari e operatori quale sarebbe?

Operatori e volontari dovrebbero considerare il loro servizio in Casa S. Chiara come un dono del Signore, una grande opportunità per la loro crescita umana e cristiana. Il contatto con le persone che presentano difficoltà di vario genere, porta a scoprire i valori della vita, a dare un senso nuovo a tutto ciò che si fa… Ma è fondamentale una reale sintonia fra tutti quelli che operano in Casa S. Chiara. E’ necessario che tutti condividano lealmente lo spirito e le finalità di Casa S. Chiara e sisentano partecipi di un medesimo impegno.

Gabriele Mignardi